Alessandro Izzo, Vice Capo Unità Infrastrutture, Energia e Settore Pubblico, Banca Europea per gli Investimenti - Opportunità, progetti ammissibili e best practice

Il Piano di investimenti per l’Europa. Il Piano di investimenti per l’Europa è un’iniziativa lanciata dalla Commissione Europea per individuare tre pilastri su cui lavorare per colmare il gap infrastrutturale oggi evidente in Europa. Il primo è una revisione degli aspetti regolatori e di background normativo nei settori chiave nei quali si ritiene di dover investire per riempire il divario tra gli investimenti infrastrutturali in Europa e quelli nell’area asiatica e in America. Il secondo è la riforma dell’approccio dell’analisi tecnica del progetto presentato per il finanziamento; il terzo, forse il più famoso, è l’istituzione dell’European Fund for Strategic Investments (EFSI) per colmare il gap finanziario all’interno della pipeline individuata di investimenti da supportare.

Il ruolo della Banca Europea per gli Investimenti (BEI). La CE ha individuato un partner per implementare questa iniziativa nella BEI, che da sempre ha nel suo codice genetico il progetto come soluzione tecnica e come asse al centro della scelta finanziaria. Sebbene la BEI sia sempre intervenuta ‘a valle’, per la dotazione di risorse finanziarie per un investimento, il suo lavoro ha sempre previsto anche un’analisi, un feedback ai tavoli ‘a monte’, sia di riforma di settore sia di strutturazione e consulenza tecnica sul singolo progetto. Ora questi elementi, finora informali, sono divenuti parte stabile del modo di operare della BEI. La riforma messa in atto dal Governo, che va a cambiare la fase che precede la scelta d’investimento – dall’analisi di settore a valutazione, pianificazione, programmazione e selezione d’investimento per poi passare al mercato finanziario – va nella direzione identificata dal Piano di investimenti per l’Europa.

L’analisi di un progetto. Centro dell'analisi è la redditività del progetto non solo finanziaria, ottenuta grazie al capitale privato e a strumenti di blending da parte di altre risorse comunitarie, ma anche economica, cioè quella che definisce la capacità di un’opera di generare a sua volta un’utilità sociale ed economica per la collettività. Questo elemento dovrebbe essere un requisito fondamentale a monte del progetto e un benchmark a valle, per valutarne l’utilità.

Gli strumenti a supporto della progettualità. Per raggiungere la redditività finanziaria del progetto si può ricorrere a strumenti di supporto: risorse pubbliche nazionali o comunitarie come il fondo EFSI, che si assume una parte del rischio perché il progetto abbia una capacità di ritorno finanziario tale da attrarre il capitale privato. Il meccanismo di garanzia del Fondo strategico degli investimenti permette infatti a BEI di operare su progetti con maggiore possibilità di rischio.

Le risorse per la progettualità. Oggi c’è la possibilità di accedere alle risorse; c’è spazio per innovatività, ma la base deve essere quella di una progettualità valida. La vera sfida è quella di aggregare gli investimenti che possano aiutare a dare vita a creatività e innovazione. C’è un settore che si presta a questo tipo di interventi, ma c’è una nuova dinamica regolatoria che permette di aggregare risorse di enti pubblici promotori che, in ottica quasi di mutualità, mettono a disposizione risorse e gestore privato, creando il meccanismo di PPP nella scelta di investimento. Una progettualità di sistema è la strada giusta per intercettare i  finanziamenti promossi da EFSI.