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I porti del Mediterraneo rischiano l'overcapacity |
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da "Ship2Shore" - 17 maggio 2010
Monito di Nigulis (Vector) ai convitati del Propeller Club: "In Italia va male il transhipment, più concorrenza in Liguria, inutile il progetto Unicredit a Trieste"
Genova - Il futuro portuale dell'Italia è tutt'altro che tranquillizzante. Tralasciando l'arretratezza politica di un settore che da circa due anni non fa passi in avanti per arrivare a una coraggiosa ed efficace riforma della legge 84/94, da un punto di vista della capacità del bacino Mediterraneo dopo il 2014 molti terminal container rischiano di trovarsi i piazzali vuoti. Queste, almeno, sembrano essere in sintesi le conclusioni di Andreas Nugulis, per anni responsabile di diversi terminal portuali sparsi in tutta Europa e oggi consulente con Vector Port and Transport Solutions.
"Oggi i consumi nell'area del Mediterraneo producono una movimentazione complessiva di 40 milioni di teus rispetto a una capacità dei porti non inferiore a 66 milioni per cui lo sfruttamento attuale dei terminal non va oltre il 60%" sottolinea Nigulis nel corso di un incontro intitolato Lo sviluppo dei porti container nel Mediterraneo. "In questi anni abbiamo assistito alla nascita continua di nuovi progetti di sviluppo che, se verranno tutti portati a termine, comporteranno una capacità portuale aggiuntiva di altri 60 milioni di teus che porterà il totale del sud Mediterraneo a 127 milioni".
Anche per gli scali italiani il panorama concorrenziale andrà dunque a complicarsi ulteriormente con la minaccia nord africana che incombe soprattutto sul business del transhipment. "Con la nascita di nuovi porti nel Mediterraneo Orientale, aumenteranno le toccate dirette delle navi madre passando dal sistema hub&spoke al relay riducendo la quota delle attività di transhipment che si sposteranno inesorabilmente dalle sponde del Sud Europa a quelle del Nord Africa" prosegue Nigulis evidenziando non solo i vantaggi in termini di costo-lavoro ma soprattutto la nascita di nuovi maxi porti con alle spalle zone di libero scambio. "Ritengo che il transhipment nel bacino del Mediterraneo si dividerà in due macro aree dove a Est sarà Port Said a giocare la parte del leone mentre a Ovest il player principale diventerà con ogni probabilità Tanger Med".
Vita dura quindi per Gioia Tauro, per Taranto ma soprattutto per Cagliari che si trova proprio nel mezzo delle due grandi rotazioni intramediterranee. "Per gli altri porti del Nord Italia prevedo ‘business as usual' con i volumi che rifleterenano l'andamento economico delle rispettive regioni di competenza" conclude Nigulis stoccando una frecciata diretta in Nord Adriatico e prevedendo maggiore concorrenza in Liguria. "Nutro un certo scetticismo sul maxi progetto di Trieste e Monfalcone perché non vedo domanda e consumi tali da giustificare un investimento di quel genere. Oggi il terminal al Molo VII movimenta 350mila teus a fronte di una capacità di 700mila teus. Ritengo semmai ci sarà dal 2014 una forte concorrenza tra Genova e Savona con l'ingresso in attività della piattaforma Maersk e il completamento di Calata Bettolo". Nicola Capuzzo
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