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da "Ship2Shore" - 26 aprile 2010
Paolo Costa lancia un altro progetto per lo sviluppo del porto veneto, suscitando le ire di Rovigo
Fra i vari pregi di Paolo Costa, presidente dell'Autorità Portuale di Venezia, c'è indubbiamente quello dell'appeal mediatico, che il professore-politico-manager coltiva con inusitata perizia.
L'ultimo frutto di tale dote è stata l'invenzione dell'anno portuale veneziano, inventato da Costa sulla scorta di quelli giudiziario, accademico e via dicendo, e inaugurato la scorsa settimana. Un efficace escamotage per richiamare anche l'attenzione di politica e stampa generalista sui progetti recentemente promossi dall'Authority, su tutti la riconversione di alcune aree a Porto Marghera (ex-Syndial ed ex-Montefibre) in via di acquisizione e la realizzazione in project financing di un terminal per le autostrade del mare in area ex-Alumix, e per lanciare l'ultima idea del vulcanico Costa per dare a Venezia un ruolo da protagonista nella portualità altoadriatica dei prossimi anni.
"Lo sviluppo dei servizi portuali e logistici a Venezia-Marghera va collegato al miglioramento della sua accessibilità nautica. È per questo che si sono avviati la progettazione e lo sviluppo di un terminal portuale d'altura, che riduca drasticamente la necessità di approfondimento dei canali portuali lagunari trasferendo i grandi traffici marittimi (rinfuse, liquid bulk e container) fuori della laguna" ha spiegato Costa nella sua relazione.
Il terminal offshore, che dovrebbe costare 1,3 miliardi di euro e dovrebbe realizzarsi in project financing, sorgerebbe 10 miglia al largo della Bocca di Malamocco, dove i fondali superano i 20 metri di profondità. Lo scopo sarebbe quello di favorire le operazioni di transhipment a servizio dei porti di Chioggia e Porto Levante (per l'inoltro via chiatta verso Rovigo, Mantova e verso Cremona attraverso l'idrovia veneto-lombarda) e di svolgere la funzione di "banchina in acque profonde per Venezia, in grado di alimentare i terminali terrestri a Marghera per passare da nave a treno o da nave a camion e viceversa il traffico diretto o proveniente dal retroterra".
La proposta era già stata sottoposta da Costa al Ministro delle Infrastrutture Altero Matteoli in occasione della presentazione di NAPA (North Adriatic Ports Association) e, come allora, anche questa volta ha dato la stura alla piccata reazione del CONSVIPO (Consorzio per lo Sviluppo del Polesine) per la presunta volontà dell'Autorità Portuale di Venezia di voler sottrarre il progetto al sistema Rovigo-Porto Levante (S2S n.8-10/2010). E sebbene non sia stato chiarito da nessuna delle due parti se le due piattaforme siano alternative o complementari (a parole quella polesana avrebbe una caratterizzazione più che altro rinfusiera, mentre quella veneziana, ancorché multipurpose, sarebbe votata più che altro al traffico container), Angelo Zanellato, presidente di CONSVIPO, ha tuonato: "Il terminal per la rottura di carico delle navi al largo di Porto Levante ha avuto l'accordo anche dell'ente presieduto da Paolo Costa, che ora invece sembra rinnegare quanto stabilito. Se i veneziani vogliono la guerra siamo pronti, ma un atteggiamento del genere può far male a tutto il Veneto".
Nei giorni seguenti, infine, l'Autorità Portuale ha annunciato "l'attivazione da parte della controllata Venezia Logistics di un treno blocco fra Venezia e Monaco di Baviera", che sarà realizzato, in collaborazione con Sistemi Territoriali (controllata della Regione Veneto che si occupa di trazione ferroviaria), effettuando "tre treni a settimana da Venezia all'Interporto di Verona, da cui contenitori e casse mobili saranno poi inoltrati in Germani via Brennero".
A.M.
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