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da "Ship2Shore" - 26 aprile 2010
Anche Anita e Confetra commentano la frammentazione del settore (in basi ai dati rilevati nell'Albo) e spiegano le loro proposte per una maggiore competitività
Anche Confetra e Anita commentano i dati tratti dall'Albo nazionale degli Autotrasportatori, completando la panoramica già avviata da Ship2Shore (numero precedente) su questo argomento.
Il punto di partenza è il medesimo: all'Albo sono iscritte 163.714 imprese, ma di esse 50.429 non posseggono neanche un veicolo. Com'è possibile che quasi un terzo delle società registrate come operatori dell'autotrasporto non siano in realtà operative per la mancanza del primario strumento di lavoro (il veicolo, appunto)?
Secondo Confetra "è assolutamente necessario ripulire l'Albo da tutte quelle aziende che, per definizione, non possono essere considerate autotrasportatori, in quanto non posseggono veicoli. Si tratta - prosegue la nota dell'organizzazione - di un semplice caso di amministrazione inefficiente: non sono mai state cancellata dall'Albo tutte quelle aziende che hanno cessato l'attività e che da anni non versano più neanche la quota d'iscrizione. Questa confusione, però, può indirizzare in modo erroneo gli interventi e le politiche governative sull'autotrasporto".
Secondo Giuseppina Della Pepa, Segretario Generale di Anita, "è inconcepibile che queste imprese restino iscritte, visto che per l'esercizio della professione è necessario il possesso di veicoli". Le cause di questa situazione sono molteplici: "Ci sono certamente aziende che possedevano veicoli e che progressivamente hanno ridotto la loro flotta fino ad azzerarla, senza però annullare la loro registrazione all'Albo, altre che hanno invece cessato l'attività cancellandosi dalla Camera di Commercio senza curarsi di farlo anche dall'Albo a anche società che si sono iscritte perché godevano dei requisiti di accesso alla professione (onorabilità, capacità finanziaria e professionale), pur non possedendo neanche un mezzo".
Come rendere più tempestiva ed efficace l'attività di controllo dell'Albo nazionale dell'Autotrasporto? Confetra fa affidamento sull'Unione Europea: "L'imminente attuazione delle norme comunitarie in materia di autotrasporto, che prevedono l'istituzione di una banca dati europea in grado di assegnare a ciascun autotrasportatore un indicatore di rischio in relazione al suo comportamento non solo professionale, ma anche fiscale e contributivo, consentirà all'Italia un grande passo avanti in direzione di un mercato più trasparente".
"Il compito di fare ‘pulizia' nell'Albo spetta alle Provincie, che spesso non aggiornano i dati perché non hanno le risorse per farlo" interviene su questo punto Della Pepa, che prospetta due possibili soluzioni: "O si stanziano le risorse necessarie affinché gli organismi locali siano in grado di tenere aggiornato l'Albo, oppure si trasferiscono queste competenze al Comitato Centrale dell'Albo".
Concentrandosi sulle imprese che almeno un veicolo ce l'hanno (in tutto 113.285), si nota immediatamente la frammentazione tipica del tessuto produttivo italiano e ancor più marcata in questo settore, almeno sulla carta: 51.192 società di autotrasporto posseggono un solo mezzo, mentre 43.684 aziende dispongono di una flotta che va dai 2 ai 5 veicoli. Sommando queste due categorie, risulta che 94.874 operatori registrati all'Albo, ovvero l'84% del totale, hanno da 1 a 5 veicoli, e possono essere quindi considerate società piccole. Le aziende strutturate che posseggono 50 o più veicoli sono, invece, soltanto 637.
Questa frammentazione frena lo sviluppo dell'autotrasporto italiano? Quali potrebbero essere le contromisure più efficaci per favorire dinamiche di aggregazione?
"Questi dati sono reali, ma se analizziamo la distribuzione del parco veicolare - risponde Confetra - notiamo che il 70% dell'intera flotta nazionale è riconducibile ad imprese che posseggono 5 o più veicoli. Questo è un dato incoraggiante, soprattutto se paragonato alla situazione di dieci anni fa, quando soltanto il 40% del parco veicolare era posseduto da aziende mediamente strutturate". Per quanto riguarda eventuali incentivi all'aggregazione tra piccoli operatori, Confetra ha proposto di estendere la legge "Tremonti Ter" (detassazione degli utili reinvestiti) alle operazioni di acquisizione di imprese di autotrasporto da parte di altre imprese., "Purtroppo però, in questa fase economica in cui le risorse sono scarse, ciò non è stato possibile".
"Gli incentivi all'aggregazione delle imprese - aggiunge il segretario generale di Anita - hanno senso se vengono inseriti in una strategia complessiva e di lungo periodo. E' difficile e spesso anche improduttivo spingere realtà con caratteristiche diverse a fondersi l'una con l'altra; occorrerebbe invece favorire iniziative di co-gestione delle attività, che permettano di ottimizzare i costi senza annullare le identità delle singole imprese".
La presenza di così tante micro-imprese rende più difficile implementare politiche organiche e strutturali a sostegno dell'autotrasporto italiano?
Per Confetra bisognerà innanzitutto attendere gli sviluppi del tavolo di confronto aperto dal Sottosegretario Giachino, "rispetto a cui l'atteggiamento della nostra organizzazione è sempre stato di responsabilità e disponibilità. L'obbiettivo deve essere quello di riconoscere all'autotrasporto un ruolo centrale nello sviluppo del sistema economico nazionale".
"La frammentazione frena indubbiamente lo sviluppo dell'autotrasporto ed è quindi urgente un intervento teso ad arginarla, poi bisognerà pensare anche a una riforma organica che ridia slancio a questo settore" conclude Giuseppina Della Pepa. Francesco Bottino
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