Il porto di Genova corteggia Tangeri
da "Ship2Shore" - 26 aprile 2010

Presentato al mercato italiano il maxi progetto portuale marocchino 

Milano - Non essendo un concorrente diretto e rappresentando uno dei maggiori player del Mediterraneo nei prossimi anni, il modo migliore per difendersi è farselo amico. Dev'essere questo il ragionamento, assolutamente valido e condivisibile, fatto dal presidente dell'Autorità Portuale di Genova, Luigi Merlo, intervenuto personalmente al seminario intitolato "Invest in Tanger Med: le nuove opportunità per le imprese italiane", nel corso del quale è stato presentato il nuovo maxi porto marocchino alle aziende italiane. Elemento strategico di questo progetto infrastrutturale è stato la creazione di una zona franca chiamata Tanger Free Zone che già oggi conta 400 aziende di cui alcune sono italiane (impegnate nei settori tessili, para medicale e automotive).
"Genova intende candidarsi come porta d'ingresso dei flussi di merci provenienti da Tangeri sia nel settore dei container sia, soprattutto, per i traffici ro-ro e passeggeri con il futuro terminal delle autostrade del mare che realizzeremo nel porto di Voltri" ha proseguito Merlo nel suo intervento. "Abbiamo già in programma per il prossimo autunno una missione economica in Marocco per cercare di replicare gli accordi stretti negli anni passati con Tianjin in Cina e con Mumbai in India nell'ottica di una semplificazione delle procedure doganali".
Una mossa individualista che sancisce ulteriormente la netta separazione tra i porti gateway del Nord Italia ed i colleghi di transhipment meridionali, minando definitivamente il ruolo di Assoporti già pesantemente compromesso con la nascita di Imeta. Merlo rimane, inoltre, convinto che le attività del Tanger Med abbiano riflessi concorrenziali diretti anche nei confronti dei tre hub italiani di Taranto, Gioia Tauro e Cagliari, mentre l'opinione degli addetti ai lavori (in particolare quella direttamente interessata di Contship Italia ed Eurogate) sembra essere più quella di un mercato mediterraneo spezzato in due. Da una parte il Mediterraneo occidentale, con lo spauracchio Tangeri a preoccupare Algeciras e Valencia, dall'altra il Mediterraneo centro-orientale, dove gli scali italiani si spartiscono il mercato con Malta, il Pireo e qualche terminal egiziano.  In attesa che venga completata la seconda fase del maxi progetto, al Tanger Med sono già operativi da oltre un anno i primi due terminal container affidati in concessione ad APM Terminals (Gruppo Maersk) e ad Eurogate Tanger (consorzio partecipato da Eurogate, Cma-Cgm, Comanav e, in origine, MSC). Quest'ultimo terminal, guidato dal manager della famiglia Contship Italia, Marco Mignogna, dispone di una banchina da 800 metri equipaggiata con otto gru di banchina in grado di lavorare le gigantesche portacontainer di ultima generazione che, sempre con maggiore frequenza, stanno arrivando al terminal marocchino. Una volta completato, l'intero porto avrà una capacità di 8,2 milioni di teus e sarà circondato da una zona franca che già oggi ospita varie aziende dell'industria tessile, elettronica, automobilistica (la Renault aprirà un nuovo stabilimento ed un terminal auto) e, ovviamente, agroalimentare.     Multi Marine Services avanza l'idea di un hub per il project cargo   Se i container hanno i loro terminal per il trasbordo, perché l'impiantistica non può godere dello stesso trattamento?
La provocazione, o meglio l'idea, è stata lanciata da Fulvio Carlini, amministratore delegato della Multi Marine Services di Genova, che da circa dieci anni opera sulla rotta Italia - Marocco una linea regolare dedicata al trasporto di acciaio, legname e merci varie. "I trasporti verso il Nord Africa di carichi fuori sagoma stanno crescendo costantemente, anche da Paesi estremamente distanti come la Corea" ha sottolineato Carlini. "Se questo flusso dovesse continuare a crescere, viste le enormi distanze, perché non si inizia a ragionare sulla convenienza a dedicare un'area del tanger Med II alla movimentazione di carichi project che potranno poi essere trasbordati e ridistribuiti nel bacino del Mediterraneo?".
I presupposti sembrano essere già ottimi visto che le Dogane lavorano bene, il pescaggio dei fondali è più che sufficiente e le potenzialità del Paese sono particolarmente promettenti. "Noi stiamo partecipando anche ad un progetto di costruzione di un terminal portuale a Tangeri per le rinfuse liquide insieme ad un'altra azienda italiana" prosegue il numero uno dell'azienda genovese, che dalla settimana prossima inizierà il trasporto in Marocco di tutti i carichi fuori sagoma per la costruzione del nuovo stabilimento Renault. 

Nicola Capuzzo