L'ultimatum. Due mesi per il "Bruco", un progetto o salta tutto
da "Shippingonline" - 13 aprile 2010

Il Bruco è arrivato al bivio. Il progetto è voluto dal terminalista-armatore Bruno Musso, elaborato dal Politecnico di Torino e finanziato nella prima fase dalla Compagnia di San Paolo. Dovrebbe unire il porto di Voltri e il Basso Piemonte attraverso un tunnel in cui viaggerebbe a ciclo continuo una navetta ferroviaria per il trasporto di container. Se ne parla da qualche anno, ma ieri, durante un convegno a palazzo Tursi, Musso ha ricevuto una scadenza precisa da Autorità portuale e Comune di Genova, mentre anche gli operatori hanno chiesto di vedere le carte. Entro due mesi si dovrà partire con la fase operativa o pensare ad altro.

«Questo - ha detto il presidente dell'Authority, Luigi Merlo - dev'essere l'ultimo convegno. Se dobbiamo parlare ancora di questo progetto lo si farà nelle sedi istituzionali. Abbiamo bisogno di risposte entro aprile o maggio, perché a giugno l'Autorità portuale e il sindaco andranno a Rotterdam per fare il punto sui progetti per il corridoio Genova-Rotterdam». Le risposte riguardano la fattibilità tecnica e economica. Merlo vuole avere un piano da sottoporre al Comitato portuale. «Poi - ha aggiunto - ne parleremo con il governo, perché Genova non intende fare fughe in avanti, ci dev'essere un'assunzione di responsabilità da parte del Paese». «Si porti in fretta a termine questo studio - ha chiesto il sindaco Marta Vincenzi - col finanziamento della Compagnia di San Paolo, perché l'Autorità portuale possa valutarlo. Dobbiamo sapere se il progetto è fattibile in questi mesi prima della partenza delle celebrazioni per i 150 anni dell'Unità d'Italia e sarebbe positivo se potessimo presentare quest'opera come un esempio di innovazione italiana all'Expo milanese del 2015».

Due mesi sono un periodo di tempo molto limitato, considerando la mole di dubbi e perplessità che sono emerse durante il convegno. La principale sembra essere di carattere politico. Se ne è fatto portavoce Nereo Marcucci, amministratore delegato di Contship Italia. Il progetto di Bruno Musso darebbe a regime al porto di Genova una capacità di movimentazione di 10 milioni di container all'anno. È all'incirca il traffico di tutti i porti italiani. Anche tenendo conto della crescita che potrebbe esserci nei prossimi anni, Marcucci ha avvertito che non è pensabile che lo sviluppo di Genova avvenga a scapito degli altri scali. Anche Bruno Binasco, presidente della Sias del gruppo Gavio, ha manifestato perplessità: «Se portiamo 10 milioni di container oltre l'Appennino, poi da lì come li distribuiamo?». Si pone insomma un problema che deve investire anche il Piemonte, ma più in generale tutto il sistema paese, che dovrebbe rivedere o, meglio, cominciare a definire le proprie strategie logistiche e per il trasporto delle merci. Proprio il pregio principale attribuito al Bruco, ossia il suo carattere di innovazione e di efficienza, potrebbe diventare un problema innestandosi in un paese con carenze infrastrutturali. «L'impressione - ha detto Marcucci - è che bisognerebbe rifare le componenti hardware e software del sistema distributivo italiano». Una parola decisiva avrebbe potuto arrivare dal vicepresidente di banca Unicredit, Fabrizio Palenzona, che però non è arrivato al convegno, così come il presidente di Carige, Giovanni Berneschi. Unicredit ha annunciato nei mesi scorsi di voler investire nella logistica al servizio dei porti di Genova e Trieste. Bruno Musso però non si scoraggia e ha accettato la sfida di Merlo: «Sono d'accordo, si nomini un soggetto, ad esempio il Rina, che verifichi se il piano funziona e andiamo avanti. Da questo progetto dipende la sopravvivenza del Nord Italia come grande centro produttivo».

ALBERTO GHIARA